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ANORESSIA

6 March 2016

 

 

 

Il termine “anoressia” deriva dal greco “άνόρεξις”, “assenza di desiderio”. In seguito tale parola, ed il suo sinonimo latino“innappetentia”, furono utilizzati per indicare un senso di disgusto per il cibo o “mancanza di appetito” nonostante nelle persone anoressiche il cibo diventi quasi un pensiero ossessivo, un desiderio ricorrente ed intrusivo.

L’eziologia dell’Anoressia Nervosa (AN) è attribuibile a vari fattori, tra i quali occupano un posto di rilievo le influenze socioculturali. Nonostante questo disturbo risalga, infatti, ad un altro secolo, è considerato un male attuale data la pressione della società verso un ideale di immagine femminile magrissima. Ciò comporta una continua corsa alla perfezione attraverso il controllo del cibo. Anche fattori individuali, quali un deficitario concetto di sé, così come un senso di inefficacia diffuso e conflitti irrisolti circa l’autonomia – dipendenza, sono determinanti nel contribuire all’ insorgenza di tale sintomatologia. Fattori familiari, inoltre, potrebbero potenziare la vulnerabilità individuale all’Anoressia Nervosa.

L’Anoressia Nervosa insorge, solitamente, nella prima fase adolescenziale ed, in Italia, ha un’incidenza dello 0.3 % con una prevalenza nelle donne tra i 12 e i 25 anni.

Nel sesso maschile le caratteristiche d’insorgenza sono simili a quelle delle ragazze e le modalità di esordio risultano del tutto sovrapponibili, anche se l’esigenza di mettersi a dieta è più frequentemente motivata da una reale condizione di sovrappeso. Non si rilevano differenze significative rispetto al sesso femminile anche per quanto riguarda la graduale restrizione alimentare, la perdita progressiva di peso e la riduzione della libido. Malgrado le evidenti similitudini sul piano psicopatologico e comportamentale, tuttavia, la prognosi nel sesso maschile è generalmente più grave.

Quella dell’Anoressia Nervosa è una categoria molto ampia e, generalmente, per definirla in modo chiaro si ricorre ai seguenti criteri diagnostici del DSM V

  • Restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo normale oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo atteso.
  • Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, anche se significativamente basso.
  • Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’ individuo il peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.

Tipo con restrizioni: Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo non ha presentato ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (per es., vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi). In questo sottotipo la perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva.

Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione: Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo ha presentato ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione (cioè, vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

I pazienti che sviluppano questo disturbo sono in genere adolescenti timidi, remissivi, ubbidienti, perfezionisti e competitivi, coscienziosi e tesi ad ottenere il massimo da ogni prestazione. Possiedono, infatti, un rendimento scolastico spesso superiore alla media. L’esordio è spesso nascosto ai familiari e mascherato da comportamenti per cui il paziente si libera del cibo che avrebbe dovuto ingerire.

Più raramente, l’inizio di tale atteggiamento risulta acuto, in relazione ad eventi significativi di perdita, di separazione o ad insuccessi in ambito scolastico o affettivo. A partire dall’ anamnesi di tali pazienti sono emerse anche situazioni di abusi fisici o sessuali, che portano a sensi di colpa e bassa autostima. Ciò che caratterizza i pazienti anoressici è la determinazione con cui l’obiettivo di dimagrire viene perseguito, nonché l’assoluta rigidità del regime dietetico. Il pasto diviene presto motivo di ansia, per cui il paziente tenta di procrastinare il più possibile il momento di sedersi a tavola, fino a sovvertire completamente l’orario dei pasti.

A ciò molti soggetti associano, inoltre, un’attività fisica compulsiva. A seguito di questa forte limitazione l’amenorrea appare molto presto, talora prima che la perdita di peso risulti evidente. Compare, a tal punto, una sensazione di euforia, di maggior estroversione, rinforzata positivamente dalle reazioni dell’ambiente, per cui il paziente si sente più accettato. Quando la perdita di peso conduce ad un grave deperimento, l’anoressico diviene, tuttavia, oggetto di critiche e pressioni da parte della comunità stessa, che cerca di persuaderlo a mangiare, rafforzandone, però, proprio l’atteggiamento contrario. La fame latente, seppure negata, riemerge, a volte, sotto forma di crisi bulimiche, a volte sotto forma di una continua presenza del cibo nei pensieri delle pazienti.