“Non vado al mare per il mio corpo”

“Quest’anno passo.”
“Non ho tanta voglia di mare.”

Frasi comuni, soprattutto d’estate. A volte sono semplici preferenze. Altre volte, invece, raccontano qualcosa di più: un disagio legato al proprio corpo che diventa difficile da gestire proprio quando ci si sente più esposti.

L’estate, infatti, cambia il contesto. Il corpo è più visibile, il confronto con gli altri aumenta e l’attenzione sull’aspetto fisico diventa più intensa. Non è un caso che diversi studi abbiano evidenziato come l’insoddisfazione corporea tenda a crescere proprio in situazioni di esposizione sociale, come la spiaggia o la piscina.

In queste condizioni, alcune persone iniziano a sentirsi costantemente osservate o giudicate. Non si tratta semplicemente di “non piacersi”, ma di una sensazione più profonda che può includere vergogna, tensione e autocritica. Il corpo smette di essere qualcosa che si ha e diventa qualcosa da valutare continuamente.

Quando il disagio aumenta, evitare può sembrare la soluzione più naturale. Rinunciare al mare, alle vacanze o a momenti sociali permette di ridurre l’ansia nell’immediato. Tuttavia, sappiamo dalla letteratura psicologica che l’evitamento, se diventa abituale, tende a mantenere il problema nel tempo: si sta meglio subito, ma poi diventa sempre più difficile esporsi.

Accanto a questo, spesso c’è anche il tema del controllo alimentare. L’estate arriva dopo mesi di tentativi di “mettersi in forma”, con diete più o meno rigide. Quando le aspettative non vengono raggiunte, possono emergere frustrazione e senso di fallimento, oppure un aumento del controllo sul cibo. In altri casi, si osserva il fenomeno opposto: momenti di perdita di controllo, che aumentano ulteriormente il disagio.

In modo semplice, può crearsi un circolo:

  • maggiore attenzione al corpo
  • aumento dell’insoddisfazione
  • tentativi di controllo (dieta, evitamento)
  • sollievo temporaneo
  • ritorno del disagio

Questo meccanismo è ben descritto nei modelli cognitivi dei disturbi dell’alimentazione e spiega perché, spesso, il problema non si risolve semplicemente “impegnandosi di più”.

È importante sottolineare che, in questi casi, il corpo non è il vero problema. Più spesso è il punto in cui si concentrano altri aspetti: il modo in cui ci si valuta, la paura del giudizio, la difficoltà a gestire alcune emozioni. Non a caso, l’insoddisfazione corporea è frequentemente associata a livelli più alti di ansia e bassa autostima.

Per questo, il “non vado al mare” può essere visto come un segnale. Non qualcosa da forzare o ignorare, ma da comprendere.

L’obiettivo non è esporsi a tutti i costi o convincersi a “piacersi”. È costruire, nel tempo, un rapporto diverso con il proprio corpo e con il cibo, riducendo l’ansia e l’evitamento. Approcci basati sull’evidenza, come la terapia cognitivo-comportamentale, lavorano proprio su questi meccanismi e hanno dimostrato una buona efficacia.

Se il disagio legato al corpo porta a evitare situazioni, occupa molto spazio nei pensieri o si accompagna a un rapporto difficile con il cibo, parlarne può essere utile.

Al Centro DiCA Napoli ci occupiamo di questo: aiutare le persone a comprendere e modificare il rapporto con il corpo, il cibo e le emozioni, con un approccio professionale e basato su evidenze.

Perché dietro a un semplice “non vado al mare” può esserci molto di più. E quel “di più” merita attenzione.