di: stefanoiovino
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Non tutte le madri con un disturbo alimentare lo sanno.
Molte non si sono mai riconosciute in quella parola — disturbo. Non hanno mai ricevuto una diagnosi, non hanno mai smesso di funzionare. Eppure da anni hanno un rapporto con il cibo cronicamente teso, fatto di regole rigide, senso di colpa costante, pensieri intrusivi sul corpo che occupano spazio mentale ogni giorno.
Un disturbo alimentare non sempre ha un volto riconoscibile. Spesso ha il volto di una donna normale che si prende cura di tutti tranne che di sé.
Il DCA che non si chiama DCA
Il DSM-5 riconosce una categoria specifica — Disturbo Alimentare con Altra Specificazione — che raccoglie presentazioni atipiche, meno visibili ma clinicamente significative. Non il peso drammaticamente basso dell’anoressia classica, non le abbuffate eclatanti. Ma un rapporto con il cibo che non è mai libero.
Ci sono frasi che ricorrono, dette con naturalezza:
“Ho sempre avuto un rapporto difficile col cibo.” “
Controllo quello che mangio, ma è normale no?” “
Non riesco a mangiare quando sono stressata.”
Queste frasi non descrivono un carattere. Descrivono un disturbo normalizzato dal tempo.
Il disturbo che si trasmette senza parole
La famiglia è un sistema. Quello che vive la madre, lo respirano anche i figli.
Le ricerche lo confermano: i figli di madri con un disturbo alimentare possono sviluppare più facilmente un rapporto disfunzionale con il cibo. Non per imitazione consapevole — ma perché crescono in un ambiente in cui certi pensieri, certi rituali, certe tensioni intorno al cibo ed al suo valore sono semplicemente normali.
Il silenzio non protegge. Spesso tramanda.
I segnali che le madri minimizzano
- Preparare il cibo per tutti senza mangiare con loro
- Commentare il proprio corpo e quello altrui in modo critico e automatico
- Sentirsi fuori controllo dopo certi pasti e compensare il giorno dopo
- Non riuscire a mangiare in modo spontaneo senza calcolare o giustificare
- Usare il cibo come valvola di sfogo per stress, ansia, stanchezza
Curarsi cambia tutto
Chiedere aiuto non è un atto egoista. La ricerca clinica documenta che quando una madre intraprende un percorso di cura, cambia il clima emotivo della famiglia — il linguaggio intorno al corpo, le modalità dei pasti, la trasmissione inconsapevole di un rapporto disfunzionale con il cibo.
Le donne adulte rispondono positivamente al trattamento psicoterapeutico specializzato, anche quando il disturbo è presente da anni.
Non è mai troppo tardi.
Il Centro DiCA
Il Centro DiCA di Napoli è specializzato nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare negli adulti. Seguiamo donne che hanno convissuto con un DCA per anni — spesso senza averlo mai riconosciuto come tale.
Il primo passo è una videochiamata informativa gratuita — riservata, senza impegno.
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Conclusione
Se qualcosa in questo articolo ti ha fatto pensare — una frase, un segnale, una descrizione che assomigliava troppo a te — non ignorarlo.
Riconoscersi è già il primo atto di cura.
