C’è chi non riesce a dormire senza prima aver mangiato qualcosa. C’è chi si sveglia nel cuore della notte, va in cucina, mangia — e il giorno dopo non ha fame.
Non è un capriccio, non è “fame nervosa”, non è gola. È una sindrome riconosciuta clinicamente, con un nome preciso: Night Eating Syndrome (NES), in italiano sindrome da alimentazione notturna.
E quasi nessuno ne ha mai sentito parlare.
Un disturbo che si nasconde nella normalità
A differenza dell’anoressia o della bulimia, la Night Eating Syndrome non si vede. Non ci sono abbuffate eclatanti, non c’è un corpo visibilmente alterato. C’è una persona che di giorno mangia poco — a volte salta colazione e pranzo quasi senza accorgersene — e poi, dopo cena e nelle ore notturne, inizia a mangiare in modo ricorrente e difficile da controllare.
Il DSM-5 classifica la NES tra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione con altra specificazione. Non è una variante minore di altri disturbi — è una categoria diagnostica autonoma, identificata per la prima volta già nel 1955 e riconosciuta ufficialmente solo in tempi recenti.
Come si manifesta davvero
Chi convive con questa sindrome riconosce uno schema preciso:
Al mattino, disgusto per il cibo. Difficoltà a fare colazione, spesso nessun appetito fino a metà giornata
La sera tutto cambia. Dopo cena, o nelle ore notturne, arriva una fame che sembra impossibile ignorare
Risvegli notturni ricorrenti — almeno alcune volte a settimana — con la necessità di mangiare per riuscire a tornare a dormire
Piena consapevolezza di ciò che si sta facendo — a differenza del sonnambulismo alimentare, qui si ricorda tutto
Convinzioni rigide, come “se non mangio non riesco a dormire”
Vergogna e colpa dopo gli episodi, spesso vissuti in totale solitudine
La ricerca clinica stima che questo disturbo riguardi circa l’1-1,5% della popolazione generale, con percentuali molto più alte — fino al 16% — tra le persone con obesità.
Non è semplicemente “fame notturna”
Una distinzione importante: tutti, occasionalmente, possono alzarsi di notte per uno spuntino. Questo non significa avere la NES.
Quello che rende questa sindrome un disturbo clinico è la persistenza nel tempo — un pattern stabile, presente per almeno alcuni mesi — e il disagio significativo che provoca, sia a livello psicologico che nella vita quotidiana.
Il legame con il sonno e l’umore
La Night Eating Syndrome non riguarda solo il cibo. È strettamente connessa a disturbi del sonno — difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, riposo poco ristoratore — e spesso si accompagna a umore depresso e stati di ansia.
Le cause non sono ancora del tutto comprese dalla ricerca scientifica, ma si ritiene che entrino in gioco diversi fattori — biologici, legati al ritmo del sonno, e psicologici — che si combinano in modo diverso da persona a persona.
Perché è importante riconoscerla
Molte persone con questa sindrome non chiedono mai aiuto, perché non hanno gli strumenti per riconoscere quello che vivono come un disturbo trattabile. Pensano semplicemente di “avere un brutto rapporto con il sonno” o di “mangiare troppo la sera per stanchezza”.
Non è normale svegliarsi ogni notte per mangiare. E non bisogna conviverci in silenzio.
Un trattamento specialistico, che integri l’aspetto psicologico, alimentare e talvolta medico, può interrompere questo schema e restituire alla persona un rapporto più libero sia con il cibo che con il sonno.
Il Centro DiCA
Il Centro DiCA di Napoli è specializzato nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, inclusi quelli meno conosciuti come la Night Eating Syndrome. Se riconosci questi segnali in te stesso o in qualcuno a cui tieni, puoi scriverci su whatsapp, telefonarci o contattarci attraverso i nostri canali social.
Se ti svegli di notte per mangiare, e questo accade da mesi, non è solo un’abitudine.
Potrebbe avere un nome. E un trattamento.


