di: stefanoiovino
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Guarire da un disturbo alimentare: è possibile, ma non è come si immagina
Chi convive con un disturbo alimentare — o chi sta vicino a qualcuno che ne soffre — prima o poi si pone la stessa domanda: si guarisce davvero?
La risposta è sì. Ma il percorso è diverso da quello che molti si aspettano.
Non si torna “come prima”
La prima cosa da chiarire è questa: guarire non significa tornare come si era prima del disturbo. Significa costruire un rapporto nuovo con il cibo, con il corpo e con se stessi — più libero, più flessibile, più autentico.
Chi cerca una guarigione intesa come “azzeramento” spesso si scontra con una delusione che diventa un ostacolo in più. La ricerca scientifica ha spostato la definizione di guarigione verso qualcosa di più concreto e raggiungibile: recuperare una vita piena. Relazioni, lavoro, piacere quotidiano. Smettere di vivere intorno al cibo.
I dati ci dicono che è possibile. Per la bulimia nervosa, studi a lungo termine mostrano tassi di remissione completa superiori al 70% a cinque anni dall’inizio del trattamento. Per l’anoressia i tempi sono più lunghi e il percorso più complesso, ma la remissione rimane l’esito più comune per chi intraprende un trattamento adeguato.
Le ricadute non sono fallimenti
Una delle cose più difficili da accettare — per chi soffre e per chi gli sta vicino — è che il percorso non è una linea retta. Ci sono momenti di miglioramento e momenti di regressione. Questo non significa che la terapia non funziona. Significa che il disturbo ha radici profonde.
I disturbi alimentari non riguardano solo il cibo. Riguardano il modo in cui una persona si valuta, gestisce le emozioni, si relaziona con gli altri. Questi meccanismi non cambiano in poche settimane — richiedono tempo e un lavoro terapeutico costante.
Le ricadute fanno parte del processo. Riconoscerle senza catastrofizzarle è già parte della guarigione.
Cosa fa davvero la differenza
La ricerca è abbastanza chiara su questo punto. Ci sono alcuni fattori che aumentano in modo significativo le probabilità di guarigione.
Il primo è iniziare presto. Più breve è il periodo che passa tra l’esordio del disturbo e l’inizio del trattamento, migliore è la prognosi. Non aspettare che le cose peggiorino è forse la scelta più importante che si possa fare.
Il secondo è avere un’équipe completa. I disturbi alimentari coinvolgono il corpo, la mente e le emozioni allo stesso tempo. Un percorso che si occupa solo di uno di questi aspetti non è sufficiente. Servono uno psicoterapeuta, un nutrizionista e — quando necessario — un medico psichiatra che lavorino insieme, non separatamente.
Il terzo è non interrompere il percorso ai primi miglioramenti. È uno degli errori più comuni. Quando si inizia a stare meglio, la tentazione di smettere è forte. Ma è proprio in quella fase che il lavoro più importante deve ancora essere fatto.
L’ambivalenza è normale
C’è un aspetto dei disturbi alimentari che chi non li ha vissuti fatica a capire: spesso chi soffre non vuole davvero guarire — o almeno, non completamente. Il disturbo nel tempo diventa familiare. Dà una sensazione di controllo, struttura la giornata, regola le emozioni.
Chiedere di abbandonarlo significa chiedere di rinunciare a qualcosa che, in qualche modo, ha tenuto in piedi. Questa ambivalenza non è debolezza — è una caratteristica riconosciuta di questi disturbi. Lavorarci è parte integrante di qualsiasi terapia seria.
Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che non sei l’unico. E che è possibile uscirne.
Quando è il momento di chiedere aiuto
Non esiste un momento perfetto. Ma ci sono segnali che indicano che aspettare non ha senso:
- Il pensiero al cibo occupa troppe ore della giornata
- Il tuo umore dipende da quanto hai mangiato o da come ti vedi allo specchio
- I comportamenti legati al cibo si ripetono e senti di non riuscire a fermarli
- Le relazioni, il lavoro o lo studio ne stanno risentendo
- Qualcuno vicino a te ha espresso preoccupazione
Non serve avere una diagnosi. Non serve essere “abbastanza malati”. Serve riconoscere che qualcosa non va e che affrontarlo da soli è più difficile del necessario.
Il Centro DiCA
Il Centro DiCA di Napoli e Torre Annunziata si occupa esclusivamente di disturbi del comportamento alimentare. L’équipe è composta da psicoterapeuta, nutrizionista e psichiatra — figure che lavorano insieme sullo stesso paziente, perché la guarigione richiede un approccio che tenga insieme tutto.
Se stai cercando un punto di partenza, siamo qui.
Chiama o invia un messaggio whatsapp al 327 318 9602 o scrivi attraverso il sito dicanapoli.it.
