Vigoressia: quando l’ossessione per il corpo diventa un disturbo

Nel linguaggio comune si parla di “dipendenza dalla palestra” o di qualcuno che “esagera con lo sport”. Ma dietro a questi comportamenti, in alcuni casi, si nasconde un disturbo clinicamente riconosciuto che ha poco a che fare con la salute fisica e molto con il rapporto distorto che una persona ha con il proprio corpo: la vigoressia.


Cos’è la vigoressia

La vigoressia — conosciuta anche come dismorfia muscolare — è una condizione in cui la persona è convinta in modo persistente e irrazionale di avere un corpo insufficientemente muscoloso, nonostante la realtà oggettiva dica il contrario.

Pope e collaboratori (1997), che per primi hanno descritto sistematicamente questa condizione, l’hanno definita come una forma di “anoressia al contrario”: mentre chi soffre di anoressia si vede più grande di quanto è, chi soffre di vigoressia si vede sempre troppo piccolo, troppo magro, troppo poco muscoloso — indipendentemente dalla propria forma fisica reale.


Come si manifesta

I comportamenti caratteristici della vigoressia includono:

Allenamento compulsivo, anche in presenza di infortuni, malattia o impegni sociali importanti

Dieta rigidissima orientata all’aumento della massa muscolare, con controllo ossessivo di proteine, carboidrati e tempi dei pasti

Uso eccessivo di integratori, e in alcuni casi ricorso a steroidi anabolizzanti

Disagio intenso quando non è possibile allenarsi o quando la dieta viene “violata”

Evitamento di situazioni sociali che implicano l’esposizione del corpo

Controllo continuo del proprio aspetto fisico allo specchio

Tempo sproporzionato dedicato al pensiero del corpo, dell’allenamento e dell’alimentazione

Olivardia e collaboratori (2000) hanno documentato come questi comportamenti producano una compromissione significativa della qualità della vita, delle relazioni e del lavoro — paragonabile a quella osservata in altri disturbi alimentari più conosciuti.


Il paradosso della vigoressia

Come l’ortoressia parte da un’intenzione positiva — mangiare sano — la vigoressia parte da un obiettivo socialmente accettato e incoraggiato: tenersi in forma, curare il proprio corpo.

Il problema nasce quando quell’obiettivo smette di essere un mezzo per stare bene e diventa un’ossessione che governa ogni aspetto della giornata. Quando saltare un allenamento produce ansia intensa. Quando mangiare “fuori programma” provoca senso di colpa e vergogna. Quando il corpo non è mai abbastanza, indipendentemente dai risultati raggiunti.

Questo circolo non si rompe con più allenamento o con una dieta ancora più rigida — anzi, si alimenta.


Chi colpisce

La vigoressia è storicamente associata agli uomini, in particolare a chi pratica sport di forza o culturismo. Ricerche più recenti mostrano però una diffusione crescente anche tra le donne, e una prevalenza significativa tra gli adolescenti e i giovani adulti esposti ai modelli corporei dei social media.

Cafri e collaboratori (2005) hanno identificato nell’internalizzazione dei modelli estetici veicolati dai media uno dei fattori di rischio principali — un dato che acquista un peso ancora maggiore nell’era di Instagram e TikTok, dove certi standard corporei sono pervasivi e costantemente rinforzati.


Quando preoccuparsi

Alcuni segnali che indicano che il confine tra cura del corpo e disturbo è stato superato:

L’allenamento non è più una scelta ma una necessità — saltarlo provoca ansia, irritabilità o senso di colpa

La dieta è così rigida da compromettere la vita sociale

Il corpo non è mai soddisfacente, nonostante i progressi oggettivi

Il pensiero al corpo e all’allenamento occupa una parte sproporzionata della giornata

Si usano sostanze per accelerare i risultati, nonostante la consapevolezza dei rischi

Riconoscere questi segnali in sé stessi è difficile, perché il disturbo porta con sé una visione distorta della propria situazione. Spesso è chi sta vicino a notare il problema per primo.


Il Centro DiCA

Il Centro DiCA di Napoli e Torre Annunziata si occupa di tutte le forme di disturbo del comportamento alimentare, compresa la vigoressia. L’équipe multidisciplinare — psicoterapeuta, nutrizionista, psichiatra — costruisce un percorso personalizzato che affronta sia il piano comportamentale che quello emotivo e relazionale.

Se riconosci questi comportamenti in te o in una persona cara, parlarne è il primo passo.

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