C’è una linea sottile tra prendersi cura della propria alimentazione e farne un’ossessione. Quando quella linea viene superata, si entra in un territorio che la psicologia clinica chiama ortoressia — un termine ancora poco conosciuto, ma che descrive un disagio reale e in crescita.
Cosa è l’ortoressia
Il termine “ortorexia nervosa” è stato introdotto per la prima volta nel 1997 dal medico americano Steven Bratman per descrivere una fissazione patologica per il cibo “puro” e salutare. Non è ancora inclusa come categoria diagnostica autonoma nei manuali clinici ufficiali, ma la comunità scientifica la riconosce sempre più come un pattern comportamentale distinto, con caratteristiche proprie.
A differenza dell’anoressia, dove il focus è sulla quantità di cibo e sul controllo del peso, nell’ortoressia il focus è sulla qualità del cibo. Chi ne soffre non conta le calorie — controlla gli ingredienti, le modalità di produzione, il grado di “purezza” di ogni alimento.
Come si manifesta
Le persone con tendenze ortoressiche mostrano spesso questo tipo di comportamento:
Tempo eccessivo dedicato a pianificare, acquistare e preparare cibo “sano”
Eliminazione progressiva di intere categorie di alimenti ritenute “impure” — zuccheri, glutine, latticini, conservanti, prodotti non biologici
Ansia o disagio intenso quando non è possibile controllare la qualità del cibo che si sta per mangiare
Sentimenti di superiorità morale legati alle proprie scelte alimentari
Isolamento sociale progressivo, perché mangiare fuori casa o con altri diventa fonte di stress
Rigidità estrema, con scarsa tolleranza per le eccezioni
Donini e collaboratori (2004), in uno dei primi studi sistematici sul tema, hanno osservato come questi comportamenti, oltre un certo punto, smettano di essere una scelta di salute consapevole e diventino un sistema di regole rigide che restringe progressivamente la vita della persona.
Il paradosso al centro dell’ortoressia
C’è un paradosso che rende l’ortoressia difficile da riconoscere, sia per chi ne soffre che per chi gli sta vicino: parte da un’intenzione positiva. Mangiare meglio, prendersi cura di sé, essere più consapevoli di ciò che si mette nel piatto sono obiettivi legittimi e spesso incoraggiati socialmente.
Il problema nasce quando questo obiettivo perde la sua funzione di benessere e diventa fine a se stesso — quando il controllo sul cibo smette di servire la salute e comincia a comprometterla, attraverso ansia cronica, isolamento, carenze nutrizionali dovute a restrizioni eccessive, o un impatto significativo sulla qualità della vita.
Bratman e Knight (2000) hanno descritto questo passaggio come il momento in cui la dieta sana diventa essa stessa la malattia — un’espressione che cattura bene il cuore del problema.
Perché è spesso sottovalutata
L’ortoressia è particolarmente insidiosa per un motivo culturale: viviamo in un contesto che premia socialmente l’attenzione al cibo sano. Chi mostra comportamenti ortoressici riceve spesso approvazione, complimenti, persino ammirazione — al contrario di chi soffre di anoressia o bulimia, dove i segnali di sofferenza sono più visibili e socialmente riconosciuti come preoccupanti.
Questo rende molto più difficile, sia per la persona che per chi la circonda, capire quando l’attenzione alla salute ha superato il confine e necessita di un intervento.
Quando preoccuparsi
Alcuni segnali che indicano che è il momento di chiedere un parere professionale:
Le regole alimentari personali sono diventate così rigide da causare stress significativo quando non possono essere rispettate
La vita sociale è influenzata negativamente dalle proprie scelte alimentari
Si sono sviluppate carenze nutrizionali per l’eliminazione di troppe categorie di alimenti
Il pensiero del cibo “giusto” occupa una parte sproporzionata della giornata
L’identità personale è sempre più legata alle proprie abitudini alimentari
Non serve aspettare una crisi per parlarne con uno specialista. Riconoscere questi pattern in fase iniziale rende il percorso di cambiamento molto più semplice.
Il Centro DiCA
Il Centro DiCA di Napoli e Torre Annunziata si occupa di tutte le forme di disagio legato al comportamento alimentare, comprese quelle meno conosciute come l’ortoressia. L’équipe multidisciplinare — psicoterapeuta, nutrizionista, psichiatra — lavora insieme per ricostruire un rapporto con il cibo che sia sano sia nella sostanza che nella forma mentale con cui viene vissuto.
Se ti riconosci in questi comportamenti, o riconosci una persona cara, parlarne è il primo passo.
Chiama il 327 318 9602 o scrivi attraverso il sito dicanapoli.it.


